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    • Giovanni Cenacchi   

      Dolomiti cuore d’Europa

      Guida letteraria per escursionisti fuorirotta

      Fin dai tempi dei primi viaggiatori inglesi, e poi degli indagatori della tradizione orale come Karl Felix Wolff che diede amalgama alle fiabe dei Monti Pallidi, questo spicchio di Alpi «cuore d’Europa» è stato un soggetto ispiratore di proporzioni sconfinate. Dalla stessa fonte ha attinto anche la grande letteratura italiana e internazionale, da Schnitzler a Buzzati e Vassalli.

      Ed è lì che va inserito Giovanni Cenacchi. Scalatore e poeta, è stato però una meteora. La malattia lo ha stroncato prematuramente privandoci di una voce originale, severamente critica e allo stesso tempo incantata al cospetto delle crode più amate. Il cancro (da lui raccontato nelle densissime pagine di Cammino tra le ombre) ha interrotto un percorso in piena affermazione, ma ha consegnato al mito una figura imprescindibile nello scenario della cultura di montagna a cavallo tra Novecento e Duemila. Memorabili le sue antiretoriche ricostruzioni di avventure alpinistiche della Grande Guerra. Indimenticabili le eleganti descrizioni dei territori meno noti intorno a Cortina e alle Dolomiti di Sesto.

      In questo volume, che è anche un vademecum corredato da mappe puntuali per chi volesse percorrere sentieri selezionati e «fuori rotta» – ben lontani da quelli affollati dal turismo – è riunito il materiale più raffinato, proveniente da riviste, guide, prefazioni, articoli sparsi, libri oggi introvabili. Con due preziosi inediti che propongono una cornice interpretativa a queste montagne così bramate e sofferte, rincorse e conosciute a fondo, vera patria elettiva di un irregolare scrittore bolognese che sa guidarci passo dopo passo.

    • Kurt Diemberger   

      Tra zero e ottomila

      Le mie avventure intorno al mondo

      Chissà se riusciremo davvero a presentarlo al Festival di Trento, ci si chiede un po’ assonnati nella soffitta di via Crispi, alla periferia di Varese, mentre alle due di notte Diemberger e i suoi amici registrano la colonna sonora de La Grande Cresta di Peutérey. In quei quattrocentocinquanta metri di pellicola a colori è racchiusa un’impresa per pochi, tentata invano persino da Hermann Buhl e Gaston Rébuffat: otto chilometri di scalata sulla via più lunga delle Alpi. Cinque giorni fuori dal mondo che, come ovvio, conquisteranno la temuta giuria all’undicesima edizione del festival (1962). Siamo nel cuore dell’Epoca d’oro del Sesto grado e Diemberger si muove da protagonista, non solo come campione dell’esplorazione verticale, ma anche come regista, fotografo, scrittore, conferenziere e acuto divulgatore alle prese con scogliere sul mare, mappe imprecise, ghiacciai, sguardi di altri mondi e indimenticabili compagni di cordata. Tra zero è ottomila racconta quegli anni irripetibili dove tutto è ancora “da fare”, dove tutto è ancora una scoperta anche se non certo a portata di mano. Uscito per la prima volta cinquanta anni fa (1970) – e qui rivisto dall’autore e arricchito da nuovi testi e apparati iconografici – è questo un testo-monumento della letteratura di montagna, che ha sedotto generazioni di lettori-alpinisti portandoli via su cime dai nomi fiabeschi, il Broad Peak il Dhaulagiri, il Chogolisa, il Tirich Mir, e lungo tante altre tappe di una vita che è storia dell’alpinismo.

    • Ian Smith   

      L’ombra del Cervino

      Vita e imprese di Edward Whymper

      Questa corposa e avvincente biografia inedita in Italia ripercorre la vita del grande alpinista ed esploratore Edward Whymper, restituendo a pieno il mondo delle montagne e dei grandi spazi boreali così com’erano all’epoca d’oro dell’alpinismo classico. Il 14 luglio 1863: a soli venticinque anni, Edward Whymper compie il passo che lo renderà celebre per sempre: sale sulla cima del Cervino, l’ultima delle grandi montagne alpine ancora vergini. Ma il trionfo fa scalpore anche per la tragedia avvenuta durante la discesa sul versante svizzero, nella quale perdono la vita quattro suoi compagni. Dibattiti pubblici, processi, fiumi di inchiostro per una delle vicende più note dell’epoca d’oro dell’alpinismo.

      C’è però un altro Whymper - sconosciuto fino ad oggi - che in queste pagine, attraverso lunga e documentatissima indagine storica, emerge in tutta la sua enigmatica figura. È l’uomo vestito sempre di bianco, figlio di artisti e pure lui ottimo vedutista (e poi pioniere della fotografia), che si lancia senza riserve alla scoperta dei confini del mondo, che indaga l’Artide e compie due avventurose spedizioni in Groenlandia, qui raccontate per la prima volta. Chiude il volume il racconto degli anni trascorsi in Ecuador, e i bivacchi sul bordo di un cratere vulcanico attivo.

      Riccamente illustrata con le sue xilografie e con le sue foto inedite, in questa biografia vengono estratti inediti dei diari e dei taccuini, che rivelano il sarcasmo e l’autoironia del loro autore. Un volume fondamentale per chi volesse approfondire e compiere ricerche su una figura che sta a pieno titolo nel Pantheon dell’alpinismo mondiale, e che rappresenta un grande testimone dell’epoca vittoriana in cui è vissuto, qui largamente descritta.

    • Marco Albino Ferrari   

      Nel Castello delle Storie

      Montagne, ghiacciai, foreste da oggi al 1778

      Alta sulla valle, aggrappata alla roccia che domina Sondrio, si erge un’antica magione dai muri spessi quanto l’apertura delle braccia di un uomo. È Castel Masegra, oggi divenuto sede di Cast, il “Castello delle Storie di Montagna”. Nel percorso che si articola tra le sale - curato dall’autore di questo libro - il filo del racconto porta via via a penetrare una dimensione di sogno; quel mondo, quelle storie, quei volti vengono ripresi e sviluppati in queste pagine attraverso dodici eventi realmente accaduti, sorprendenti quanto emblematici. Protagonisti sono camminatori, alpinisti, scopritori di universi calati nelle loro avventure, ognuna delle quali permette di risalire al particolare clima che l’ha generata poiché l’uomo ha gettato sguardi via via mutevoli verso le montagne, inventandole e reinventandole sotto l’influsso delle diverse temperie culturali della storia. Dodici differenti vicende umane ordinate andando a ritroso lungo la linea del tempo, fino ad arrivare allo stupore da cui tutto ha avuto inizio. Si avrà così conferma, infine, come scalare, o perdersi tra ghiacci e foreste, rientri a pieno titolo nella storia delle culture. Per questo le imprese più estreme chiamano in causa tutti, gli esperti, i neofiti, gli ignari, ponendoli di fronte alla domanda ultima: perché? Cosa ci spinge ad andare? Completa il volume un’inedita e universale cronologia dell’alpinismo, prezioso strumento di consultazione.

    • Krzysztof Wielicki   

      La mia scelta

      Vita e imprese di una leggenda dell'alpinismo polacco

      Krzysztof Wielicki, insieme a Jerzy Kukuczka, Wojtek Kurtyka e Wanda Rutkiewicz, è il caposcuola di una stagione leggendaria iniziata sul finire degli anni Settanta, che ha visto infrangersi veri tabù alpinistici con le salite in inverno - a volte anche in solitaria - delle più alte cime del pianeta. La comunità internazionale rimaneva allibita di fronte a tanta determinazione, e vedeva in quei giovani polacchi una capacità di soffrire senza pari, dovuta anche - si diceva - alla loro storia costellata di sacrifici e alle rigide condizioni in cui il regime politico li costringeva. Questo libro di memorie, tratto da un’intervista fiume rilasciata da Wielicki a Piotr Drozdz e poi tradotta e adattata dallo slavista Luca Calvi nella forma di racconto diretto, è un prezioso affresco di un mondo che per anni ci è parso oscuro e inaccessibile, fino al crollo del Muro di Berlino e all’ingresso nella nuova stagione dominata dal mercato, con il conseguente passaggio dall’“alpinismo di stato” alle spedizioni sponsorizzate. La forza inscalfibile di Wielicki sgorga qui attraverso un racconto schietto e onesto, che si definisce nelle avventure più estreme e al limite della sopravvivenza. Il lettore italiano rimarrà stupito di fronte a tale esuberanza di vita e, montagna dopo montagna, capitolo dopo capitolo, ritroverà le orme lasciate da un sopravvissuto che ha deciso di rivelarsi.

    • Fosco Maraini   

      Farfalle e ghiacciai

      La mia vita tra le montagne

      «Mi volto. Dinanzi a me, sopra di me, terribilmente addosso, vicinissimo e lontanissimo allo stesso tempo, il Kangchenjunga, una delle più alte montagne del mondo, scintilla nel sole, come un castello incantato d’argentee sostanze lunari». Le montagne - le Apuane, le Dolomiti, l’Etna, il Tetto del Mondo o il vulcano Fuji - sono per Maraini la meravigliosa apparizione che lo ha accompagnato fin dall’adolescenza. Attraverso i brani più densi e sognanti dedicati dall’autore alle alte quote, ritroviamo in questo volume la gioia di vivere di un grande scrittore che si misura con un oggetto misterioso e dalle mutevoli sfaccettature. La neve, il granito, la roccia lavica e l’aria rarefatta dell’Himalaya sono il terreno di investigazione per un uomo mai pago di conoscenza e capace, attraverso il suo sguardo a più focali, di incantarsi di fronte al volo di una farfalla e, subito dopo, di perdersi con la mente osservando le immensità di un ghiacciaio. Gli scritti si dipanano in un arco di oltre sessant’anni comprendendo brani sorprendenti e ormai dimenticati apparsi in sedi diversissime, dal Corriere della Sera alla stampa locale, dalla rivista del Club Alpino Italiano a pubblicazioni specializzate di viaggi e geografia. Il grande indagatore di mondi, l’orientalista apprezzato in tutto il mondo, ci racconta qui la sua travolgente e inarrestabile passione per la montagna.
    • Alberto Paleari   

      L’altro lato del paradiso

      Cinquant’anni in Valgrande

      Numerosi viaggi letterari ha intrapreso Alberto Paleari in oltre tre decenni dedicati alla scrittura e alla pubblicazione di libri spesso eterogenei, ogni volta sorprendenti e apprezzati da un pubblico avvolgente. La sua voce antiretorica, ironica e controcorrente, capace di creare mondi che molto dicono del loro autore, ha rivelato un percorso esistenziale del tutto originale. Al centro sempre la montagna, fedele compagna di una vita. In L’altro lato del paradiso, Paleari compie un passo ulteriore, ancora più alto e ambizioso: qui la Valgrande - l’area di natura selvaggia più vasta d’Italia, tra il Lago Maggiore e la Val d’Ossola - è lo specchio nel quale egli ritrova se stesso. Una natura rigogliosa, ostile, ferina, solitaria e mutata nel tempo, come testimoniano le infinite tracce dell’antica civiltà di boscaioli e allevatori che l’ha abitata. “La prima volta che vidi la Valgrande, sono sicuro che fu dall’alto, ancora da bambino, quando con mio padre salii il Monte Zeda da Piancavallo”. Storie sconosciute, ritratti di personaggi mitici del luogo, la guerra partigiana, le vecchie guide alpine, le avventure rocambolesche di un alpinismo di ricerca: catene di associazioni che conducono il lettore in un fluire continuo, appassionante, fino all’ultima pagina. Paleari scava memorie private e collettive di un mondo a sé, offrendoci il libro della sua vita.
    • George Mallory   

      Everest, la montagna di una vita

      Memorie dell’uomo riemerso dai ghiacci

      «Mallory» come gli storici hanno scritto «era destinato a diventare l’archetipo dell’eroe dei giovani del suo tempo». È troppo bello, elegante e affascinante per non essere notato. Nel 1921 ha trentacinque anni, è forte, coraggioso, e l’ambito invito da parte dell’Everest Committee a partecipare alla prima spedizione arriva senza che lui avanzi neppure richiesta. Darà prova di grande determinazione, e al ritorno a Londra sarà osannato come un eroe. Al termine di una delle sue gremitissime conferenze, un giornalista gli chiede perché voglia scalare la montagna più alta della Terra: «Because it’s there» è la sua ambigua risposta divenuta leggendaria. Mallory racconta qui le esplorazioni e i tentativi di scalata al colosso himalayano, che piano piano gli svela i suoi segreti di ghiaccio e roccia. Articoli e testi sparsi mai pubblicati in Italia formano un corpo unitario, con i racconti dell’impresa del 1921, di quella del ’22 e in parte della tragica ascensione del ’24, oltre ad alcune pagine di compendio più speculative sul “senso dell’alpinismo”. Non si tratta di pure relazioni che riferiscono con oggettività l’esperienza del viaggio, ma di descrizioni partecipate, che permettono di immergersi nel punto di vista dell’autore, nel suo rigore icastico, nei suoi slanci di volontà intrisi della più inflessibile cultura anglosassone. È il prezioso documento di un’epoca che sembra a noi lontanissima, arricchito da un saggio introduttivo di Marco Albino Ferrari.

    • Marco Confortola   

      Il cacciatore di Ottomila

      La mia sfida alle montagne più alte del mondo

      Everest, Shisha Pangma, Annapurna, Cho Oyu, Broad Peak, K2, Manaslu, Lhotse, Makalu, Dhaulagiri: nomi che echeggiano nell’immaginario collettivo come luoghi remoti, quasi inaccessibili. Sono gli Ottomila, le montagne più alte del Pianeta. Marco Confortola ne ha già scalati dieci, e ognuno è stato una storia di fatica e soddisfazioni, rinunce e attimi di pace assoluta, sudore e amicizie ad alta quota con uomini straordinari, da Silvio “Gnaro” Mondinelli a Denis Urubko a Krzysztof Wielicki e molti altri. Pronto a rialzarsi anche dopo la tragedia che l’ha visto coinvolto sul K2, nella quale sono morte 11 persone e ha perso tutte le dita dei piedi per gli effetti del congelamento, Marco non ha smesso di “cacciare”, ed è deciso a conquistare la quattro cime che gli mancano per completare la “collezione degli Ottomila” e assecondare così quell’istinto che sin da bambino lo portava a salire sempre più in alto. Il testo ha la prefazione di Carlos Soria Fontán (classe 1939), l’alpinista che detiene il record di 13 Ottomila scalati sopra i 60 anni di età.

    • Lionel Terray   

      I conquistatori dell’inutile

      Dalle Alpi all'Annapurna

      Pubblicato dall’editore parigino Gallimard nel 1961, Les conquérants de l’inutile riceve l’immediato favore di un pubblico vastissimo, non solo per la fama internazionale del suo autore, il più grande alpinista francese del momento, ma per la qualità letteraria rivelata in pagine inaspettatamente sofferte, sincere e originali. Lionel Terray partecipa alle più importanti spedizioni extraeuropee. Le sue conferenze sono affollatissime. I film che lo vedono protagonista, sia documentari sia a soggetto, vincono le prime edizioni del Festival di Trento. Negli anni Cinquanta, Terray è una stella delle alte quote, quando iniziano a essere viste con occhi nuovi, entusiastici, e i volti degli scalatori appaiono sulle copertine dei settimanali di grande tiratura. Un clima culturale che esce vivido dalle pagine di questa autobiografia “antieroica”, grande classico della letteratura di montagna dal titolo provocatorio e allo stesso tempo elegiaco. Conquistare l’inutile è l’apparente dichiarazione di un fallimento. Che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane. Solo grazie a quell’inutile si può mettere a rischio la vita, si possono affrontare fatiche immani. Si può arrivare al limite, per toccare una cima.