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    • Hans Christian Andersen   

      Le fiabe di Hans Christian Andersen

      Ristampa anastatica dell'edizione del 2004

      Nel 1903 la Casa editrice Hoepli pubblicò le “Quarante novelle” di Hans Christian Andersen, tradotte per la prima volta dal danese dalla veneziana Maria Pezzé Pascolato. Il libro ebbe un immediato e duraturo successo, che indusse l’editore, nel 1937, a tradurre un secondo gruppo di novelle, le “Nuove novelle” a cura di Mary Tibaldi Chiesa. Nel 1955 apparvero anche le “Nuovissime novelle”, sempre a cura della Tibaldi Chiesa. Tutte le edizioni di Andersen hanno conosciuto una rinnovata fortuna dopo la seconda guerra mondiale, anche grazie all’arte di Vittorio Accornero, le cui illustrazioni furono volute da Gianni Hoepli. Oggi l’editore riunisce in un solo volume le fiabe più belle e le relative illustrazioni senza toccare le traduzioni, per non tradire lo spirito di un classico della letteratura infantile tramandatosi da oltre 100 anni.

    • Aa.Vv.   

      Le mille e una notte

      Ristampa anastatica della 1ª edizione

      Le fiabe che compongono il ciclo delle Mille e una notte appartengono ai grandi classici per l’infanzia, libri che ogni generazione di bambini ha letto. Questa nuova edizione riprende la classica versione hoepliana, ormai esaurita, in cui si ritrovano le fiabe più celebri come quella di “Aladino e la lampada meravigliosa” o “Ali Babà e i 40 ladroni” nella limpida versione italiana di Mary Tibaldi Chiesa. Il fascino e il mistero dell’Oriente è reso soprattutto attraverso le illustrazioni di Vsevolode Nicouline, evocative di un avventuroso mondo lontano e veri e propri capolovari dell’illustrazione per l’infanzia. Mary Tibaldi Chiesa scrive nella Prefazione: “Fu nell’ultimo scorcio del Seicento che le fiabe assursero ai fastigi delle corti e si conquistarono il favore delle dame e dei cavalieri, oltre che la simpatia dei bimbi. Era stato Perrault a operare il prodigio. Pochi decenni dopo, ai primi del Settecento, verso il tramonto del Re Sole, un’altra raccolta di novelle fantastiche si pubblicava in Francia, a cura dello studioso e orientalista Antoine Galland: erano Le Mille e una notte, insuperata creazione scaturita dalla fantasia del mondo arabo. [...] La versione di Galland, o, meglio, la sua libera riduzione, fu fatta su un antico manoscritto arabo pervenutogli dalla Siria (il più antico fra quelli giunti sino a noi) e su racconti che egli aveva udito dalla viva voce di un Maronita di Aleppo, chiamato Hannà, da lui incontrato a Parigi negli anni in cui lavorava alla versione. Ma assai più antica del manoscritto è l’origine delle novelle, prodotto dell’immaginazione popolare rifuso nel crogiuolo ardente dell’arte elaborata di esperti novellatori. [...] Che la scena sia la Cina o l’Egitto, l’India o la Persia, la Siria o le isole dei mari d’Oriente, l’atmosfera è quella: sono gli arabeschi sottili elaborati delle moschee, tradotti in lettere e parole; sono i soffici tappeti d’Oriente coi loro vividi colori e coi loro disegni di insuperata leggiadria; sono le corti asiatiche coi loro sovrani e coi loro ginecei, le città e i paesi brulicanti di folla pittoresca nei volti e nei costumi.”

    • Lina Schwarz   

      Ancora... e poi basta!

      Poche sono ad oggi le notizie precise su Lina Schwarz. Nata a Verona nel 1876 si trasferì con la famiglia a Milano, dove visse sino al 1943, coltivando fin da giovane interessi e passioni per i temi sociali, la pedagogia e la filosofia. Dopo la prima guerra mondiale fu pioniera in Italia dell’antroposofia fondata da Rudolf Steiner, che conobbe personalmente e del quale tradusse in italiano conferenze e saggi. Nel 1943 la guerra e i bombardamenti la portarono a vivere ad Arcisate (Varese), da dove per sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei si rifugiò in Svizzera, a Brissago. Tornata nel 1945 ad Arcisate vi morì nel 1947. Lì le è stata intitolata nel 1963 la scuola elementare.
    • Charles Perrault   

      I racconti di Mamma Oca

      All’epoca di Luigi XIV la corte di Versailles era costituita da circa 20.000 persone, tra cui 9000 soldati, altrettanti servitori e oltre 1000 grandi signori residenti, più un altro migliaio di assidui frequentatori. La vita di corte, è noto, aveva bisogno di continue distrazioni e quindi si possono immaginare giornate piene di cacce a cavallo, concerti, ricevimenti, spettacoli teatrali e pubbliche letture.

      In questo clima vagamente regressivo - in fondo lo scopo del Re Sole era di rendere innocua la rissosa nobiltà francese - ebbe da subito un’enorme fortuna un ciclo di fiabe, I Racconti di Mamma Oca (in originale Contes de ma mère l’Oye), attraverso il quale Charles Perrault (Parigi 1628 - ivi 1703) fissava per iscritto una serie di racconti della tradizione orale francese. Basta citare alcuni titoli: Cappuccetto Rosso, La bella addormentata nel bosco, Il Gatto con gli stivali, Cenerentola, Pollicino, per comprendere l’importanza capitale di Perrault nella storia della letteratura per l’infanzia che, infatti, è consuetudine far iniziare da lui.

      I Racconti di Mamma Oca uscirono nel 1697, quasi al termine di una carriera letteraria che, senza questo libro, non lo avrebbe consegnato alla storia. Nato da una famiglia borghese parigina, Perrault compì studi di legge e divenne il braccio destro di Colbert, il ministro delle finanze, che lo rese responsabile della politica culturale di Luigi XIV. Si occupò delle principali accademie letterarie, i luoghi di riunione degli scrittori dell’epoca, e divenne membro della più importante, l’Académie Française, nel 1671. La morte di Colbert (1683) ne fece precipitare l’astro e, proprio in quegli anni, incominciò a raccogliere il patrimonio orale della favolistica francese. Ma c’era anche un’altra ragione biografica: la morte della moglie gli lasciò la responsabilità dell’educazione dei figli, i quali furono il suo primo pubblico.

      Le fiabe divennero un patrimonio dell’umanità anche attraverso le numerose versioni di altri scrittori (i fratelli Grimm per esempio) e le pellicole disneyane Cenerentola e La bella addormentata nel bosco, per citare le più celebri, che hanno dato una fama universale a questo scrittore vissuto tre secoli prima.

      La presente edizione riprende quella hoepliana del 1945 ed è impreziosita dalle tavole di Vittorio Accornero (1896-1982), uno dei maggiori illustratori italiani per l’infanzia del XX secolo.

    • Aleksandr PuŠkin   

      Il gallo d’oro e altre fiabe

      Fondatore della moderna letteratura russa, stilista supremo, Alexander S. Puskin (1799-1837) è noto per capolavori come Evgenij Oneghin, Boris Gudonov, La figlia del capitano e una produzione che tocca quasi tutti i generi letterari, dal teatro al racconto, dalla poesia alla prosa critica. Le fiabe sono forse la parte meno nota dell’attività del grande scrittore russo, anche se ormai da tempo ampiamente rivalutata dai critici.

      La fiaba è per Puskin un momento di riflessione sulla tradizione del folclore russo, sul patrimonio orale che cominciava a essere raccolto dai letterati del suo Paese. Lo stesso scrittore aveva ascoltato nell’infanzia dalla bocca della njanja,la tata, i racconti fantastici di uomini e animali che risalivano a tempi remoti.

      Ad attrarre Puskin ci sono anche ragioni morali: la vittoria del bene sul male che è il coronamento di ogni fiaba, risponde a un personale desiderio di verità e di giustizia, anche in polemica con la società del proprio tempo: in Russia era ancora in vigore la servitù della gleba.

      Prevalgono però i temi poetici rispetto a quelli politici; si avverte ad esempio una grande sensibilità al paesaggio russo - la steppa infinita, le città ricche di palazzi luccicanti - ma in generale è l’attenzione al dettaglio che distingue il grande scrittore da tutti gli altri.

      La fiaba più celebre, quella che dà il nome alla raccolta, Il gallo d’oro, risale, come ha scoperto la grande poetessa russa del XX secolo Anna Achmatova, a una fonte araba, La leggenda dell’astrologo. La Achmatova ne ha offerto anche una persuasiva chiave di lettura: l’astrologo con cui il re non mantiene la parola data, non sarebbe altri che Puskin, al qual lo zar Nicola I, nel colloquio del 9 settembre 1826, impose, contro le aspettative dello scrittore, una censura ancor più ferrea.

      Le fiabe, scritte originariamente in versi, sono qui presentate nella versione in prosa di Mary Tibaldi Chiesa e illustrate con sensibilità di grande artista da Vselovode Nicouline.

    • Jacob Grimm    Wilhelm Grimm   

      Le fiabe dei fratelli Grimm

      La prima edizione italiana delle “Cinquanta novelle” dei fratelli Grimm fu edita dalla Casa editrice Hoepli nel 1897 a cura di Fanny Vanzi Mussini; il testo registrò un immediato successo editoriale e venne ristampato ogni quattro-cinque anni per arrivare, nel 1940, alla decima edizione.

      Dopo i tragici bombardamenti del 1943, quando la Casa editrice e la Libreia Hoepli vennero distrutte, tra i primi testi ad apparire ci furono le “Nuove novelle” dei fratelli Grimm (1943), nella traduzione curata da Mary Tibaldi Chiesa. Anche le “Nuove novelle” ebbero una nuova fortuna editoriale dopo che, per iniziativa di Gianni Hoepli, nel 1950 uscirono, come pure le “Cinquanta novelle”, con le illustrazioni di Vittorio Accornero.

      Oggi l’editore ha deciso di riunire il meglio dei due libri in un unico volume che raccoglie le novelle più celebri e le più riuscite letterariamente e ne conserva le traduzioni originali.

    • Aa.Vv.   

      Pierino Porcospino

      Decima edizione del celebre Struwwelpeter tradotto da Gaetano Negri, questo libro illustrato è la raccolta di dieci filastrocche per bambini, dallo stile scorrevole e dal tono di fondo leggero, accomunate da una severa morale educativa incentrata sui temi della salute e della sicurezza.

      La “storiella” di Pierino dà il nome all'intera opera che racconta le vicende di diversi personaggi, uno per ogni filastrocca. Pierino, un ragazzo disobbediente che non curandosi del suo aspetto assomiglia a un porcospino, introduce e presenta a titolo di esempio i protagonisti e gli argomenti del libro: ragazzi e ragazze indisciplinati, iperattivi, violenti, distratti o semplicemente trascurati.