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    • Riccardo Migliari    Marco Fasolo   

      Prospettiva

      Teoria e applicazioni

      La prospettiva si può costruire in due modi. Si può ricavare dalla pianta e dall'alzato, in un processo che si svolge sul piano e sul piano resta confinato. Oppure si può generare uno spazio prospettico e in quello, in tre dimensioni, si costruiscono le forme da rappresentare.

      Il secondo modo è quello adottato in questo libro. Prima di tutto perché è quello che ha una storia, che va dal Quattrocento ai giorni nostri; quindi perché è capace di coniugare il mondo grafico a quello digitale, con reciproco vantaggio; da ultimo perché lo spazio prospettico nel quale opera è capace di inesauribili potenzialità e sorprese. Chi avrebbe mai pensato che la camera distorta di Adelbert Ames fosse una prospettiva solida inversa? Ma è facile capirlo nel momento in cui si esplora lo spazio prospettico in tutti i suoi luoghi e non soltanto in quelli che si trovano, banalmente, davanti all'osservatore.

      Su questa idea si fondano anche le varie esperienze, qui proposte, di ampliamento e rettifica dello spazio reale, ottenute attraverso la costruzione di un opportuno spazio prospettico. Perché il mondo ha due aspetti: come è e come appare, senza che l'uno prevalga sull'altro, perché da ciascuna di queste forme deriva l'altra in perfetta e comune corrispondenza.

    • Marco Biraghi    Adriana Granato   

      L’architettura di Milano

      La città scritta dagli architetti dal dopoguerra a oggi

      Milano, nel corso degli ultimi settant’anni, è stata capace di costruirsi una propria identità: identità moderna, ma anche identità di città storicamente (oltreché geograficamente) italiana. Ed è proprio in quanto esemplare pressoché unico di una compiuta “modernità italiana” che Milano è riuscita a rimanere al passo e a istituire un proficuo dialogo con molte altre realtà europee e internazionali. Lo ha spesso fatto guidata da quei principi più pragmatici che estetici che ne hanno connotato la cifra stilistica.

      Come in un museo a cielo aperto, le vie cittadine offrono un eccellente campionario di architettura moderna e contemporanea, firmata dai nomi di celebri architetti italiani e stranieri: BBPR, Caccia Dominioni, Gardella, Rossi, Zucchi, Herzog & de Meuron, Sejima, Eisenman. Un’architettura in grado nella gran parte dei casi d’integrarsi perfettamente alla città, di rispettarne le logiche, così come di rispecchiare quel particolare mix di eleganza e rigore che nel mondo è riconosciuto come precipua caratteristica milanese.

      Il libro affida la descrizione e l’interpretazione di 150 tra gli edifici più significativi della città ad altrettanti autorevoli studiosi e protagonisti della scena architettonica attuale e si candida a diventare un punto di riferimento per chiunque vorrà ricostruire come è cambiato il volto della città a partire dal secondo dopoguerra.

    • Roberto Aloi   

      Nuove architetture a Milano / New Works of Architecture in Milan

      La città dalla ricostruzione al boom economico (1945-1958) in un classico dell'epoca

      Il libro - un’istantanea della Milano del boom economico quando nuove architetture stavano cambiando il volto della città - assume a sessant’anni di distanza il valore di documento storico, integrato per ogni edificio da schede e fotografie che ne documentano lo stato attuale.

      Dopo i bombardamenti della guerra Milano rinasce con grande velocità. Roberto Aloi, in questo volume pubblicato nel 1958, documenta il fervore edilizio che interessa grattacieli, palazzi per uffici, condomini, scuole, ospedali, biblioteche, musei, chiese, teatri. Ognuna delle 70 schede è un identikit dell’edificio attraverso fotografie, dettagli, disegni, piante.

      In questa edizione, curata da Marco Strina, grafico e studioso dell'archittettura milanese, e Marco Biraghi, docente di Storia dell'architettura al Politecnico di Milano, ogni edificio è accompagnato da una scheda storico-critica redatta da esperti che inquadra criticamente l’edificio e ne narra il destino, raffigurato, se tuttora esistente, attraverso una fotografia attuale di Stefano Topuntoli.

    • Davide Ponzini    Michele Nastasi   

      Starchitecture

      Scene, attori e spettacoli nelle città contemporanee

      Architetti e progettisti di fama internazionale sono spesso chiamati a progettare edifici esteticamente esuberanti, ma anche a realizzare programmi di rigenerazione di grandi aree urbane, o a ridefinire l’immagine di intere città. La retorica del “Bilbao effect” è ormai diffusa in tutto il mondo e le città competono nel collezionare architetture spettacolari, in molti casi prestando scarsa attenzione alla complessità dell’ambiente urbano e alle reali condizioni locali. Nei dibattiti pubblici e accademici, l’architettura firmata è raramente messa in discussione nelle sue molteplici implicazioni urbane.

      In Starchitecture un urbanista e un fotografo esplorano le trasformazioni più spettacolari di importanti città contemporanee. Basato su un corpus fotografico originale e sull’analisi critica di dozzine di progetti ed edifici firmati a Bilbao, Abu Dhabi, Parigi, New York e in altri luoghi, questo libro documenta e spiega come la “star architecture” incida sullo sviluppo delle città. I temi approfonditi grazie a questo approccio si rivelano fondamentali per comprendere i paesaggi urbani di oggi e di domani.

      “Questo è un libro importante e impressionante, critico ma equilibrato. Nessuno sa mettere l’architettura nel proprio contesto urbano in modo più efficace.” Robert Beauregard, Professore di Urbanistica, Columbia University GSAPP

      “Immagini evocative e una scrittura lucida fanno di Starchitecture una lettura obbligata per chiunque si interessi di urbanistica globalizzata.” Yasser Elsheshtawy, Professore Associato di Architettura, United Arab Emirates University Al Ain

      Starchitecture è un affascinante studio di un aspetto della globalizzazione spesso notato ma raramente analizzato o illustrato con tale profondità.” Paul Finch, Direttore Editoriale di Architectural Review

    • Gianni Forcolini   

      Interior lighting

      Sorgenti luminose, apparecchi, sistemi, impianti per progettare e realizzare l'illuminazione degli ambienti interni

      Per diventare un vero fattore qualificante, l’illuminazione degli ambienti interni deve essere il frutto di un lavoro di progetto. Il libro indaga i molteplici aspetti del Lighting Design a partire dalle nozioni basilari di fotometria, colorimetria e percettologia, passando alle prestazioni avanzate delle nuove sorgenti luminose, degli apparecchi e dei sistemi di illuminazione, per concludersi con la progettazione degli impianti in vari ambiti di intervento. Molta attenzione è rivolta all’evoluzione tecnologica e progettuale oggi in pieno sviluppo che affonda le sue radici nella diffusione dell’elettronica e dell’informatica di consumo. Profondi cambiamenti hanno trasformato la filiera produttiva e riqualificato gli strumenti informatici a supporto della progettazione: software CAD e BIM, programmi per computer che affiancano i rendering fotorealistici al classico calcolo delle grandezze fotometriche e colorimetriche.

    • Franca Semi   

      A lezione con Carlo Scarpa

      Il modo di insegnare di mio padre non era cattedratico, non lo era per la sua natura e il suo insegnamento si radicava nelle esperienze che aveva avuto all’inizio. Era, se vogliamo dire, uno svelarsi personale sui temi proposti dagli allievi, talvolta in maniera poco urbana, sovente ironica e caustica. Lo ricordano in tanti ancora adesso. Il lavoro dell’allievo inventava il suo lavoro e il dispiegarne i ragionamenti era la maniera sua di insegnare, era la sua materia d’insegnamento. Molte erano le digressioni, o i ragionamenti che illuminavano il perché di cose esistenti, le sue o di altri. Questo suo modo d’insegnare, per sua natura effimero, Franca Semi ha avuto l’idea, dal mio punto di vista meravigliosa, di registrarlo, fissarlo appunto nel tempo. Alla maniera di uno scienziato, il suo modo silenzioso ha salvato le parole, i disegni fatti alla lavagna, il materiale, diremmo oggi, per un tempo propizio. Ne è stata gelosissima conservatrice per lunghi anni e non ha mai accettato occasioni facili - gliene sono state offerte molte -, fino ad oggi nessuna l’ha convinta. Dobbiamo a questo rigore l’aver salvato e raccolto il materiale. Il debito di riconoscenza verso Franca Semi non è soltanto mio ma sarà di quanti voltando le pagine di questa avventura ne saranno catturati. Avveniva la stessa cosa nell’archivio dei disegni: chi lo frequentava se ne innamorava e diventava a dir poco geloso, penso possa riaccadere. Sicuramente succederà a quanti scopriranno nelle pagine che io sto sfogliando quella forza che non dipende dalle parole ma dalla poesia che ne emana e questo è parte del mistero. Se questo avverrà il merito è di chi con tranquilla certezza ha messo in essere quella parte di mio padre, in particolare quella riguardante l’insegnamento, in modo così vivido da farlo intuire per intero.

    • Florencia Andreola    Marco Biraghi    Gabriella Lo Ricco   

      Milano. L’architettura dal 1945 a oggi

      Milano, dal secondo dopoguerra in avanti, ha elaborato una propria specifica interpretazione dell’architettura moderna: una via milanese alla modernità architettonica. In originali edifici del centro come la Torre Velasca e il Grattacielo Pirelli, al pari che in quartieri-modello periferici come il QT8 o il Complesso “Monte Amiata” al Quartiere Gallaratese, Milano si è venuta così costituendo come un vero e proprio museo a cielo aperto dell’architettura moderna. I nomi dei maggiori protagonisti di queste stagioni sono Gio Ponti, Piero Bottoni, Ernesto Nathan Rogers, Lodovico Belgiojoso, Ignazio Gardella, Luigi Moretti, Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti; e ancora, Vittorio Gregotti, Carlo Aymonino, Aldo Rossi, Guido Canella, Gino Valle, Gabetti & Isola. Architetti che, nel volgere di alcuni decenni, hanno dotato Milano dei suoi edifici-simbolo, oltreché delle strutture adeguate a una città dalle aspirazioni europee. Alle opere di questi autori si sono affiancate, nell’ultimo scorcio del secolo e all’inizio del nuovo millennio, in un periodo caratterizzato da una ripresa dell’attività edilizia, quelle di architetti di fama mondiale come Ieoh Ming Pei, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Peter Eisenman, Herzog & de Meuron e OMA/Rem Koolhaas, e di un gruppo di architetti italiani comprendente, tra gli altri, Renzo Piano, Cino Zucchi e Stefano Boeri. In interventi pregevoli e articolati come la Fondazione Prada, o in edifici a loro modo iconici come la Fondazione Feltrinelli e il Bosco Verticale, il capoluogo lombardo ha conosciuto una rinascita della propria identità architettonica. Nel suo complesso, un contributo significativo che ha finito per assegnare a Milano un ruolo importante nel panorama architettonico internazionale. Il volume inquadra criticamente i diversi aspetti dello sviluppo dell’architettura milanese, e in 178 schede illustrate con fotografie realizzate per l’occasione presenta i suoi edifici più significativi realizzati nel corso degli ultimi settant’anni.
    • Paolo Facchini    Adolfo Suarez Ferreiro   

      Progettare il retail

      Un percorso nelle forme dei centri commerciali

      Il progetto del Retail contemporaneo in una struttura narrativa inconsueta: una matrice grafica che, con ramificazioni successive e zoomate in sequenza, accompagna il lettore negli spazi del consumo. Un tema, quello dei luoghi del commercio, di decisa rilevanza pubblica e identitaria che viene scomposto nei suoi diversi livelli, restituendone il disegno attraverso molti registri. Il libro trae spunto dalle esperienze maturate in Lombardini22 nel settore Retail. Non è una monografia su una realtà professionale, né un libro tecnico. È uno strumento di viaggio che, dalle valutazioni preliminari al rapporto con il territorio, dai parcheggi all’architettura, attraversa la luce, il paesaggio, la segnaletica, la comunicazione, i materiali, le geometrie, gli arredi, gli spazi di ristorazione e anche i bagni pubblici di ciò che, per semplificare, chiamiamo Centro Commerciale. Un oggetto ibrido, che incrocia l’espressione del sapere di chi progetta e l’esperienza di chi attraversa e percepisce gli spazi progettati, passando dal dettaglio tecnologico ai criteri di qualità architettonica e urbanistica, fino ai rapporti con altre discipline, dall’etnosemiotica alle neuroscienze. Il tutto con leggerezza, poiché il fine è anche quello di poterne leggere la complessità anche solo sfogliandolo.